Le mille luci del Natale

 

 Centro museale QuARTissimo

 

Le mille luci del Natale

 

Collettiva d’Arte 

Evento per celebrare l’Avvento.
Per il mese di dicembre il Centro museale QuARTissimo ha organizzato una mostra dal titolo “Le mille luci del Natale” che comprende i lavori di: Simeone Biselli, Giuseppe Cucca, Stefania Dall’Argine, Sandro Alessandro Giordano, Giorgia Loi, Anna Marchi, Tonino Mattu, Diego Mocci, Flaviano Ortu, Gian Paolo Ruzzu, Franco Secci.
Il tema incentrato sulle festività natalizie ha catalizzato l’attenzione degli artisti che hanno prodotto per l’occasione numerosi lavori.
Per il formato delle opere sono state scelte dimensioni massime 30x30, mentre e' stata lasciata agli autori completa libertà espressiva per quanto concerne la tecnica e i materiali da utilizzare.
Oltre alle opere di piccolo formato, la mostra prevede una Natività di cm. 300x300.                                                                                           

 

Opere in esposizione di:    

Simeone Biselli, Giuseppe Cucca, Stefania Dall’Argine,
Sandro Alessandro Giordano, Giorgia Loi, Anna Marchi, Tonino Mattu,
Diego Mocci, Flaviano Ortu, Gian Paolo Ruzzu, Franco Secci.

A Cura di: Andrea Gennaro Aversano

Periodo mostra: dal 7 al 21 dicembre 2012

Sede:  Centro museale QuARTissimo

           via Giovanni Verga, 10 Quartu Sant’Elena (CA)

orari: lunedì-venerdì dalle 18.00 alle 20.00  chiuso sabato e festivi

addetto stampa: Aversano  
 

Ingresso Libero

 

 
Un natale esclusivamente per l'arte
 
 
“...noi, come i veri primitivi,
continuiamo a dipingere gli uomini
su sfondo d'oro. Stanno davanti
a qualcosa d'indistinto. Talvolta
all'oro, talvolta anche al grigio.
Talvolta nella luce, e spesso
dietro di loro vi è un buio impenetrabile”
 
R.M.RILKE
(Appunti sulla melodia delle cose)
 
 

Sono undici gli artisti che a “QuARTissimo” ampiamente e con soggettivi interventi accendono, con la luce dell'arte, le luci di un altro natale.

Lo sguardo di Anna Marchi non ha paura di essere abbagliato e si diffonde ampio a contemplare su una tela “arazzo” degna di una stanza di castello rinascimentale, il tema sacro della natalità. Anche in quest'opera, mito e storia si compenetrano in un tessuto narrativo complesso e dagli esiti pittorici suggestivi. Sacro e profano diramano echi profondi ed incisivi. In questa enorme tela tinte e immagini veramente si compenetrano in un omogeneo, felice risultato estetico che precede la traduzione del senso. Il drappo si cala dall'alto come una coltre ad accogliere tutti gli altri artisti con i quali tesse la trama e approfondisce e completa un colloquio ricco di interventi e sfumature. Tutti quanti si impongono finemente di recitare a soggetto e tutti gli undici orchestrano note dai timbri e dal fraseggio polivalente.

In Flaviano Ortu “le mille luci” si fanno luminescenti circuiti elettrici dismessi che riprendono a “vivere” grazie alla patina d'oro che estrae da questi teche e cornici minuscole, alvei dorati , nicchie preziose degne di accogliere l'evento sacro, l'annunciazione, la natività, secondo i canoni della più pregiata tradizione classico-rinascimentale.

In G. Loi, T. Mattu, certi simboli si connettono o alla tradizione o richiamano il più bieco consumismo e, nella prima, i contenuti si fanno palese denuncia. Simboli e motivi della tradizione, emblemi anche di certa conformistica accettazione sono i temi degli artisti: Mocci, Secci, Biselli, Dell'Argine, Giordano, Ruzzu che richiamano esplicitamente e cromaticamente il momento annuale che ripetutamente accompagna tutti nella sia lunga sia breve esistenza: luce e colore prende corpo per ricondurci tutti al grande evento e comunque ricordarcelo.

In Giuseppe Cucca “le mille luci” sono retoricamente accese grazie all'ironico sfavillio artificioso che come una pioggerellina cade su volti dai tratti morbidi ma anche un pò grotteschi. Le luci si accendono su volti e figure in una maternità che sembra esistere solo nel prestito di un rotondo ventre muliebre, ma che è totalmente affidata ad una presenza maschile ieratica e severa dallo sguardo penetrante quasi a garanzia di sicurezza e fermezza, immersa in un cromatismo metaforicamente teso al richiamo costante del liquido amniotico dal quale anch'esso, maschio e uomo, sembra non volersi mai più allontanare.                                                                                                 

                                                                

Caterina Spiga
 
 


Anna Marchi: l'arte totalmente per il natale.
 
 
“E sapete voi, sapete che l'umanità
può vivere senza gli inglesi,
può vivere senza la Germania,
può vivere fin troppo facilmente
senza l'uomo russo, può vivere
senza la scienza e senza il pane,
soltanto senza la bellezza non può
vivere, giacché non avrebbe più
nulla da fare al mondo!
F.M.Dostoevskij
“I demoni”
 
 

Finezza, raffinatezza, esaltazione del gusto. Sono le cifre con e sulle quali Anna Marchi ha sempre composto le sue opere vere e proprie testimonianze di arte elaborata e sentita. Creazioni frequentatrici di temi e motivi seri, importanti in grado spesso di connettere mito e storia, fantasia e realtà, leggenda e verità in un tessuto narrativo complesso e dagli esiti pittorici incisivi.

In quest'ultima opera prodotta per la rassegna “Le mille luci del Natale” a QuARTissimo, lo sguardo si distende ampio per abbracciare su una tela -stendardo-, degna di una sala di dimora rinascimentale, il tema sacro della natalità. Veramente le luci si fanno mosse, luminescenti sfolgorii di toni cromatici che dall'ocra-oro e dall'argento-sidereo traggono splendore e calamitano lo sguardo.

Veramente si concentra con robusta fermezza l'idea che A. Marchi ha dell'arte come manifestazione della bellezza. Si riaffaccia in quest'opera la sua idea del bello che scaturisce sempre dalla sobrietà e compostezza dell'immagine e tende alla composizione di scie cromatiche formalmente strutturate in un insieme armonico che avvolge la narrazione pittorica in una sintesi dagli esiti che dilettano e incantano rivelando ancora che la bellezza è possibile, può essere.

 

 

Caterina Spiga
 

 


 
 
 
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