Allegorie e Simboli

Allegorie e Simboli

 
Collettiva d’Arte
Dopo la pausa estiva da sabato 12 ottobre 2013, il Centro Museale d’Arte Contemporanea “Quartissimo” riprende, nella propria sede nel centro storico di Quartu (Via Verga 8-10 ), l’attività espositiva con una mostra dal titolo “Simboli e Allegorie”. Partecipano a questa nuova iniziativa artisti che operano in varie località della Sardegna: Giuseppe Bosich a Ghilarza, Tonino Mattu a Oristano, Anna Marchi a Sassari, mentre più consistente è il gruppo che opera nel Campidano di Cagliari con Franco Secci, Fabrizio Antonio Ibba, Alin Sandu, Sandro Giordano, Giorgia Loi, Tullio Marras, Andrea Gennaro Aversano, Diego Mocci, Annamaria Pisano, Pierluigi Serra.
Utilizzando tecniche artistiche diverse (dall'olio all'acquarello, dalla fotografia al gessetto) ogni autore si è cimentato, con uno studio puntuale e attento, come simboli e riti fin dall'antichità abbiano accompagnato, guidato, influenzato e spesso migliorato il vivere umano. Religione, antropocentrismo, alchimia, santità, ritualità sono divenuti elementi oggetto di indagine e ricerca per poter elaborare e creare nuove e suggestive immagini.
Dunque il simbolo e l'allegoria come strumento per la conoscenza di sé e del mondo (microcosmo e macrocosmo).
 
Opere in esposizione di:    
Andrea Gennaro Aversano, Giuseppe Bosich, Sandro Giordano,
Fabrizio Antonio Ibba, Giorgia Loi, Anna Marchi, Tullio Marras, Tonino Mattu, Diego Mocci, Anna Maria Pisano, Alin Sandu, Franco Secci, Pierluigi Serra.
 
Inaugurazione: sabato 12 ottobre 2013 ore 18:00
 
A Cura di: Andrea Gennaro Aversano e Sandro Giordano
 
Scritto di Presentazione: Caterina Spiga
 
Periodo mostra: dal 12 ottobre al 25 ottobre 2013
 
Sede:  Centro museale QuARTissimo  
           via Giovanni Verga, 8/10 Quartu Sant’Elena (CA)
 
orari: lunedì-venerdì dalle 18.00 alle 20.30  chiuso sabato e festivi      
 

 

 

 

 

Silenzio, suona il segno

“La nostra meta non è mai un luogo,

ma un nuovo modo di vedere le cose”

Henry Miller
 
 

Questa mostra che inaugura la stagione autunnale 2013 di Quartissimo evidenzia l’ennesimo traguardo di un gruppo nutrito di artisti e segna la sintesi di una serie di incontri e scambi culturali tra persone che non abbandonano  il vizio di fare ricerca su temi e problemi con il linguaggio della pittura, della grafica e della fotografia.

La riflessione sul segno e le sue multiformi rappresentazioni e sembianze costituisce per i tredici artisti: F.Secci-A.Aversano-S.Giordano-T.Mattu-A.Marchi-G.Loi-T.Marras-A.Sandu-A.M.Pisano-F.Ibba-D.Mocci-G.Bosich-P.L.Serra la maniera di impegnarsi per decifrare un mondo “fluido” e, anzi, ormai gelatinoso nella ricerca di una identità e dimensione umana che, seppur fragile e sempre in bilico, esercita nella rappresentazione tratti e sembianze che generano figure-simbolo che marcano significati. Il segno  affaccia l’artista al mondo identificandosi degnamente, fuggendo alla marea volgare e lussuriosa di simboli e segni troppo spesso indecifrabili, estranei, stranianti che sfidano sempre più la nostra impotenza a capirli.

I lavori dei tredici sono tesi a fermare situazioni, contestualizzare atmosfere passate e presenti, fermando quasi la corsa verso lo spasmodico slancio a voler superare tutto perché c’è, dietro e subito, “altro,” in una rete di relazioni assurde e incompatibili che ci ingabbiano senza amore, senza respiro, senza emozioni, inghiottiti da “appuntamenti via internet e video-chiamate per sentire costantemente il confort dell’essere in contatto” (Z.Bauman).

Il segno che prende forma e spessore in queste opere dà la patente all’immaginazione in uno sviluppo dell’introspezione che sfocia nella scoperta delle passioni umane, nella manifestazione di stati, di relazioni, di dinamiche comportamentali… che esulano dalla rappresentazione di un mondo virtuale. Sono segni e simboli che frammentano realtà a cavallo tra passato e presente, tendono il filo e acchiappano, catturandoli con poesia e delicatezza, sensi profondi, nessi spezzati a una vita tesa a rincorrere la fretta o i rimasugli di piaceri effimeri. C’è intensità nel segno di ciascun artista! C’è anche dramma! Molte cifre danno la stura all’investigazione e rimandano a sensi non sempre espliciti. Il segno è una forma sensibile che dà origine a una poetica fine e di spessore, dell’emozione. Scorrono storie che affondano talvolta nel vissuto personale di ciascun artista e dunque scorrono istanti anche di trasognato recupero di età e mondi perduti. In alcuni di questi artisti si vampirizza il segno per indurlo a parlare con facondia e iperallegorismi che rimandano a storie antiche e dell’oggi. Il segno diventa, comunque, intima percezione della realtà, carico di allegorie e rimandi ad altro nell’intrinseca curiosità che induce l’artista ad estrinsecare e sciogliere enigmi rappresentandoli con euritmia elaborata e convincente.

L’intervento dei 13 è teso a ricercare col segno, simboli che tendono a diventare metafore che, in alcuni di loro, divengono veicoli arbitrari e personali per associare liberamente e soggettivamente, immagini che vanno oltre il figurativo e associano significati che toccano ambiti e conoscenze diverse… religiose, filosofiche, storiche, antropologiche… e il segno-simbolo diventa allegoria che rinvia ad una rete di significati. Le immagini cosi si caricano di tratti dall’impianto tecnico sicuro, dai cromatismi ora acidamente e cupamente arditi, ora languidamente evanescenti: iperrealisti, surreali, informali, iperespressionisti.

“Le forme che lo spirito sottrae alla dispensa della Materia per incarnarsi si lasciano facilmente distribuire nello spazio compreso tra i due poli seguenti: 1. la grande astrazione, 2. Il grande realismo. […] tra questi due poli si trovano numerose e varie combinazioni armoniche di elementi astratti e reali”. W.Kandinskij (Il problema delle forme).

 
Caterina Spiga

 


 
 
 
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